Avete presente quando ascoltate un'album che ti sembra bellissimo, tutto ben fatto, una produzione che non sbaglia nulla ed un protagonista che riesce a stregare, conquistare e reggere bene il centro della scena ma senti che qualcosa non va?
Ecco è quello ho sentito io ieri sera quando per l'ennesima volta ho provato a farmi piacere Blues Funeral.
Sono sicuro che fossi un recensore fatto e finito probabilmente descriverei tutto quello sovrascritto aggiungendo le collaborazioni di Lanegan precedenti al lavoro, un pò di background dell'artista e il nome di qualche guest-star che partecipa a questa fatica.
Ma non lo sono quindi posso solo dire che Blues Funeral è uno spettacolo.
Qui Lanegan spiazza ma resta riconoscibile, sperimenta ma senza uscire dai soliti canoni, resta protagonista ma si fa aiutare tantissimo per tramutare in realtà quello che voleva fare con quest'album.
E' il tipico album che dura troppo, un infinito susseguirsi di pezzi lunghi e complessi che dovrebbero rendere tutto indigeribile se non fosse che non butti via nulla, anche solo per quella voce e quel carisma che rimane l'unico filo conduttore dell'intera carriera del nostro.
E' un titolo che inganna, Blues Funeral, perché uno crede di stare per ascoltare un uomo seduto in un angolo con l'acustica in mano e si ritrova ad ascoltare una raccolta diu pezzi basati sui synth come Ode To Sad Disco o ancora di più Harborview Hospital (lì ti fa un vero e proprio pezzo new wave-pop con tanto di campanellini) in quanto la prima si ferma solo a metà guado tra una canzone rock sofferta alla Lanegan e un pezzo disco.
Ma tutti questi synth non scalfiscono nulla della riconoscibilità dell'artista, che si dimostra riconoscibile tra mille, uno che può attraversare anche una tempesta (sintetica ed elettronica) rimanendo se stesso.
Infatti se i synth sembrano (ripeto, sembrano) vincere in alcuni pezzi ci sono tutti gli altri dove si piegano alle volontà dell'autore come nel trittico iniziale, utilizzati solo per aumentare il rumore, la rabbia, il tiro dei pezzi.
O in St. Louis Elegy dove fanno da colonna sonora ad un funerale (perfetta fino a pensare che solo quel suono poteva essere usato).
Poi ci sono i pezzi tradizionali rabbioso come la "fiera" (non saprei come altro descriverla) Riot In My House o l'evocativa Deep Black Vanishing Train (bellissima la coda) dove tutto torna apposto e quell'universo ritorna a vestire i soliti, foschi, colori.
Già, è un'universo che cambia quello di Lanegan. Ma è sempre lo stesso e lui lo ridipinge come vuole. Anche perchè, se non è completamente suo, lui ne è almeno uno degli abitanti più prestigiosi.
E senti che questo universo non ti appartiene, che sono i tuoi gusti a tenerti fuori.
Però cavolo alcune volte l'oggettivo è così bello che il soggettivo può andare a farsi fottere anche solo per tenere d'occhio questo mondo distante e bellissimo.
Anche se non sei un recensore.
P.s. poi, oh, fin dalla copertina cita uno dei miei gruppi preferiti, gli amatissimi New Order. Che cavolo gli vuoi dire con una presentazione così?

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